Pellegrinaggio marchigiano con i migranti a Loreto

PELLEGRINAGGIO A LORETO CON I MIGRANTI
Il prossimo 9 ottobre riprenderà il “Pellegrinaggio regionale con i migranti a Loreto”, un appuntamento annuale interrotto a causa del covid.
L’invito a tutte le comunità è quello di avvicinare i migranti presenti nelle parrocchie, favorirne la partecipazione ed unirsi a loro nel pellegrinaggio.
La giornata prevede l’arrivo in piazza a Loreto alle ore 16:00.
Dopo un breve saluto, alle 16:30 ingresso in basilica e visita della Santa Casa.
Alle 17:00 Santa Messa e al termine un momento di festa insieme (pranzo al sacco).
Per gli aspetti organizzativi contattare Pierluigi Addari al 3387457188.
Il giorno successivo, 10 ottobre, alle ore 10:00 ritiro regionale dei sacerdoti, condotto dal cardinale Montenegro.
Lo stesso 10 ottobre, alle ore 21:00, incontro aperto a tutti con il cardinale Montenegro.

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Meno campane e più campanelli – Concluso il CMD 2022

le riflessioni conclusive del direttore del CMD di Fano sul Campo Missionario 2022

FANO – Non era scontato ripartire con il 42° Campo di Lavoro e Formazione Missionaria eppure i giovani missionari ci sono riusciti!
Trenta ragazzi e ragazze hanno solcato, nonostante le temperature proibitive, le strade della Diocesi toccando le parrocchie di S. Maria Goretti a Fano, S. Biagio a Cuccurano, San Costanzo e Cerasa e infine Cagli. Come sempre la mattina sono stati impegnati nella raccolta di generi di prima necessità devoluti alle rispettive Caritas parrocchiali, il pomeriggio si sono soffermati a riflettere sul tema “Missione: vivere per dono” grazie all’aiuto e alle testimonianze di vita di p. Giorgio Padovan e p. Mario Fugazza, (missionari Comboniani), di alcuni seminaristi e degli animatori, per concludere poi ogni sera con una festa di animazione missionaria nelle piazze delle varie parrocchie. “Chi sono mia madre e i miei fratelli? Chi ascolta la Parola e la mette in pratica sono per me fratello, sorella e madre”. Con queste parole è iniziata la prima riflessione sul tema e p. Giorgio ha sottolineato come tutti abbiamo un fratello che è Gesù, abbiamo un unico padre e 7 miliardi e mezzo di fratelli e sorelle, siamo dunque una famiglia numerosa! “L’idea di essere tutti fratelli è rivoluzionaria, se mettessimo in pratica questo ci sarebbe pace! – ha proseguito padre Giorgio –
Che bello sarebbe il mondo! Giovani, comunità famiglie coltiviamo questo sogno, l’altro è dono per me e noi siamo dono per gli altri, se prendessimo coscienza di questo allora ci sarà pace e vita in abbondanza”.
Durante il campo non ci siamo accontentati delle campane ma abbiamo voluto suonare i campanelli – hanno detto i giovani missionari – siamo Chiesa in uscita per portare un annuncio, un sorriso, il vangelo che è gioia. Dio ci chiama ad uscire dalla massa per riconoscerlo negli altri, ci chiama per un progetto: la vocazione ad essere Missionari. Se ti senti guardato da Dio non puoi fare finta di niente. Quella voce che ci chiama ci rende capaci di scoccare la freccia verso la direzione giusta. Riempiamo di un profumo giovane la vita e il mondo. Nella missione, nel vangelo noi ci crediamo! Spesso incontriamo sofferenze nelle persone vicine, noi siamo chiamati a guarirle con l’ascolto, con la vicinanza, con la condivisione.
“Voi siete il volto giovane della nostra Chiesa siete dono – ha concluso p. Giorgio in una delle omelie delle S.Messe celebrate ogni giorno con i giovani – siete eucarestia, pane spezzato per l’altro. Lo scambio di doni è Vangelo, questo campo è uno stile che deve diventare vita quotidiana. Meno campane dunque e più campanelli per ascoltare, per incontrarci, per guarire, per essere dono per l’altro. Un altra bella testimonianza infine è giunta da padre Mario Fugazza che ha raccontato la sua iniziale esperienza missionaria in Uganda, un paese martoriato da guerre e violenza. “Anche i missionari hanno paura – ha detto p. Mario – il Signore mi ha chiamato, ero distratto volevo rimanere nella mia confort zone ma poi a 27 anni sono partito con le mie paure e le mie ansie. Arrivo in missione il martedì e la domenica a cena scoppia una bomba a mano nel cortile. Poi raffiche di mitra e alcuni malviventi sono entrati in casa e hanno sparato. Violenze e attacchi sono stati lo strascico del colpo di stato in quel Paese. Ho dovuto affrontare le mie paure, ho dovuto incontrare bande armate che hanno ucciso il mio autista e una bambina di sei anni. Sono rimasto in Uganda 10 anni. Cosa fare quindi ? Occorre lasciarsi accogliere dai poveri che, se possono donarsi sono i più felici del mondo. Essere missionari è uscire e buttarsi nel progetto di Dio senza paure.

Un grande lavoro è stato fatto in primis dalle parrocchie che hanno accolto i giovani missionari, che hanno sensibilizzato le proprie comunità e hanno risposto con generosità all’appello per sostenere le Caritas. Fondamentale inoltre il lavoro degli animatori capitanati dal nostro seminarista Marco Rulli, dal segretario del Centro Missionario Filippo Bargnesi e delle direttrici del campo Laura Gai e Greta Cetrone che hanno coordinato ogni aspetto dell’edizione 2022 del Campo Missionario Diocesano.

Marco Gasparini


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ANCHE IL CENTRO MISSIONARIO DELLA DIOCESI DI FANO AL CO.MI.GI 2022

“La missione riparte dal futuro, la missione riparte da noi”

ROMA – Una delegazione della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola, in rappresentanza anche della regione Marche, ha partecipato da venerdì 22 aprile a lunedì 25 a Sacrofano di Roma al Convegno Missionario Giovani (CO.MI.GI) organizzato da Missio Italia.

L’incontro, iniziato con l’udienza privata con papa Francesco, è stata una grande opportunità di incontro, di scambio, di confronto per tanti giovani di tutta Italia impegnati nell’ambiente missionario. Il CO.MI.GI ha visto infatti la partecipazione di oltre 300 persone provenienti da tutta Italia e la presenza di molti missionari, missionarie e di tanti laici impegnati in diversi ambiti della società che in questi quattro giorni hanno avuto la possibilità di confrontarsi su diverse tematiche, conoscersi, scambiarsi idee e riflettere sullo status quo della missione alla luce di quanto si è vissuto in questi ultimi anni: pandemia, crisi, guerra, cambiamenti climatici e culturali con uno sguardo di ripartenza rivolto al futuro.

Significative per raccontare questi giorni sono state le parole del segretario Nazionale di Missio Giovani, Giovanni Rocca che si è rivolto così ai presenti durante l’ultima giornata.
“All’inizio di questo convegno papa Francesco ci ha donato i tre verbi che abbiamo meditato in questi giorni e ci ha chiesto di ripeterli: alzati, prenditi cura e mettiti in cammino, ossia testimonia, dillo con la tua vita. Ma anche noi abbiamo donato qualcosa al Santo Padre: il desiderio incontenibile di percorrere le vie del mondo annunciando il Vangelo”.

“Le nostre comunità hanno paura – ha proseguito Rocca – perché temono che correndo possiamo giungere tanto lontani da non tornare più. Ma noi abbiamo preso un impegno: se ci cercate ci troverete nelle periferie dell’umanità fragile e ferita”.

Il senso di questi quattro giorni di CO.MI.GI sta proprio in questo impegno, dice Rocca e confermano con il loro agire i ragazzi delle Diocesi accorsi per celebrare i 50 anni del Movimento Missionario Giovanile: “essere giovani missionari in mezzo agli ultimi, poveri tra i poveri; così come fa la Chiesa in cui crediamo. Che è povera, sfasciata, ma traboccante della ricchezza dell’incontro”.
E ancora, prosegue Giovanni Rocca: “possiamo dire che sia stato un convegno a donarci l’entusiasmo? No. Ma possiamo affermare con certezza che è stata la convivialità delle differenze a farlo: abbiamo colorato questo angolo di Chiesa di mille sfumature”. È vero, non è facile camminare in questa Chiesa: ‘sei giovane, che cosa ne sai tu?’ oppure, ‘si fa così e basta’, o peggio: ‘vieni, ti ascolto ma solo finché ciò che dirai mi piacerà. Non mi piace la tua musica, smettila di usare i social, ma che amici frequenti? Se sei un uomo non puoi amare un uomo’. Noi subiamo tutto questo ogni giorno” ha detto il Segretario di Missio Giovani.
“Eppure, ragazzi, è il momento di finirla: non dichiarando una guerra tra generazioni ma comprendendo la ragione di queste parole.
Guardate gli adulti: sono esseri umani fragili, feriti e impauriti. Tocca a noi fare un passo verso di loro. Tocca a noi dire: ‘mamma, papà, nonna, don, dico a te! Alzati!’ La missione riparte dal futuro, la missione riparte da noi”.

Michele Montanari

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Elisabetta Vitali, di Fano, è la nuova segretaria nazionale di Missio Giovani

Si chiama Elisabetta Vitali, ha 23 anni, arriva dalla diocesi di Fano – Fossombrone – Cagli – Pergola ed è la nuova segretaria nazionale di Missio Giovani, la seconda donna a ricoprire quest’incarico nella storia del Movimento Giovanile Missionario delle Pontificie Opere Missionarie, oggi Missio Giovani.

La sua nomina è stata resa nota al termine del Meeting nazionale di Missio Giovani, che si è svolto a Roma, alla Casa San Juan de Avila, sabato 25 e domenica 26 novembre.

Elisabetta Vitali succede a Giovanni Rocca che la direzione nazionale ringrazia per l’impegno e la passione con cui ha seguito i giovani missionari in questi anni.

La nuova segretaria nazionale è una studentessa universitaria ed opera nel mondo missionario sin da quando era quindicenne. Collabora con il Centro missionario di Fano ed è molto coinvolta nell’animazione missionaria della sua realtà diocesana. Al Meeting di Roma era presente come rappresentante dei giovani delle Marche.

La direzione nazionale di Missio e tutti i collaboratori della Fondazione danno il benvenuto ad Elisabetta, sostenendola in questo nuovo incarico.

Le augurano che la sua preoccupazione più grande sia quella di «prendersi cura dell’altro, soprattutto degli ultimi, dei più poveri e degli esclusi, perché – ha ricordato don Giuseppe Pizzoli, direttore di Missio, durante il Meeting – in ogni uomo, anche il più disgraziato, c’è la presenza di Dio, quel Dio che si è incarnato ed ha elevato l’uomo alla sua dignità».

Diffuso il Messaggio di papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2024

E’ stato pubblicato oggi, 2 febbraio, nel giorno in cui la Chiesa celebra la presentazione del Signore, il Messaggio per la prossima Giornata Missionaria Mondiale (GMM) scritto da papa Francesco. L’appuntamento universale è fissato per la penultima domenica di ottobre, che quest’anno cade il 20 del mese.

Il titolo «Andate e invitate al banchetto tutti» riprende il versetto 9 del capitolo 22 del Vangelo secondo Matteo, contenuto nella parabola del banchetto nuziale in cui, dopo che gli invitati hanno rifiutato l’invito, il re – protagonista del racconto – dice ai suoi servi: «Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze».

Il Messaggio per la GMM 2024, la 98esima, porta la data del 25 gennaio, giorno in cui la Chiesa ricorda la Conversione di San Paolo, e si colloca nella fase finale del percorso sinodale che «dovrà rilanciare la Chiesa verso il suo impegno prioritario, cioè l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo», scrive papa Francesco.

Il Santo Padre sottolinea tre aspetti importanti contenuti nel versetto del Vangelo che dà il titolo al Messaggio: «Essi – dice- si rivelano particolarmente attuali per tutti noi, discepoli-missionari di Cristo».

La prima espressione su cui si sofferma nella riflessione è “Andate e invitate!”, ovvero “La missione come instancabile andare e invitare alla festa del Signore”: «Questo ci dice – commenta papa Francesco – che la missione è un andare instancabile verso tutta l’umanità per invitarla all’incontro e alla comunione con Dio. Instancabile!». Con questo insegnamento il Santo Padre esorta la Chiesa a continuare «ad andare oltre ogni confine, ad uscire ancora e ancora senza stancarsi o perdersi d’animo di fronte a difficoltà e ostacoli, per compiere fedelmente la missione ricevuta dal Signore».

La seconda espressione che papa Francesco sottolinea è la meta dell’invito, cioè il “Banchetto” che descrive come “La prospettiva escatologica ed eucaristica della missione di Cristo e della Chiesa”. Il “banchetto” citato riflette quello escatologico, è immagine della salvezza finale nel Regno di Dio, simboleggiata dalla mensa imbandita «di cibi succulenti, di vini raffinati», quando Dio «eliminerà la morte per sempre» (Is 25,6-8).

Su questo aspetto il riferimento all’attualità è concreto: «Mentre il mondo propone i vari “banchetti” del consumismo, del benessere egoistico, dell’accumulo, dell’individualismo, il Vangelo chiama tutti al banchetto divino dove regnano la gioia, la condivisione, la giustizia, la fraternità, nella comunione con Dio e con gli altri», si legge nel Messaggio.

Non manca il riferimento all’importanza del banchetto eucaristico, con un esplicito invito «a tutti a intensificare anche e soprattutto la partecipazione alla Messa e la preghiera per la missione evangelizzatrice della Chiesa. […] E così la preghiera quotidiana e particolarmente l’Eucaristia fanno di noi dei pellegrini-missionari della speranza, in cammino verso la vita senza fine in Dio, verso il banchetto nuziale preparato da Dio per tutti i suoi figli».

Infine la terza espressione, quel “Tutti” a cui si aggiunge il titolo “La missione universale dei discepoli di Cristo e la Chiesa tutta sinodale-missionaria”. La riflessione riguarda i destinatari dell’invito del re. «Questo – dice papa Francesco – è al cuore della missione: quel “tutti”. Senza escludere nessuno. Tutti. Ogni nostra missione, quindi, nasce dal Cuore di Cristo per lasciare che Egli attiri tutti a sé», cioè «tutte le persone di ogni condizione sociale o anche morale».

Nel Messaggio anche un esplicito ringraziamento ai missionari e alle missionarie che hanno lasciato tutto per portare la Buona Notizia là dove la gente ancora non l’ha ricevuta o l’ha accolta da poco. A loro il papa ricorda qual è lo stile da tenere: «La missione di portare il Vangelo ad ogni creatura deve avere necessariamente lo stesso stile di Colui che si annuncia», ovvero gioia, magnanimità, benevolenza, senza forzatura, coercizione, proselitismo; sempre con vicinanza, compassione e tenerezza, che riflettono il modo di essere e di agire di Dio.

Infine una raccomandazione esplicita a tutte le diocesi del mondo perché tengano a cuore il servizio delle Pontificie Opere Missionarie che costituiscono i mezzi primari «sia per infondere nei cattolici, fin dalla più tenera età, uno spirito veramente universale e missionario, sia per favorire una adeguata raccolta di sussidi a vantaggio di tutte le missioni e secondo le necessità di ciascuna».

Per questo, il papa ricorda che le collette della Giornata Missionaria Mondiale in tutte le Chiese locali sono interamente destinate al Fondo universale di solidarietà per le necessità di tutte le missioni della Chiesa.

Qui il testo integrale del Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2024.

DAL 16 AL 22 LUGLIO PER LE STRADE DELLA DIOCESI E NON SOLO

FANO – Il Campo Missionario Diocesano 2023 organizzato dal Centro Missionario della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola in collaborazione con la Pastorale giovanile diocesana, la Caritas diocesana, l’Ufficio diocesano Migrantes e i missionari Comboniani sta scaldando i motori.
Nei giorni dal 16 al 22 luglio un gruppo di circa 40 giovani guidati da animatori e sacerdoti missionari vivrà quest’esperienza ecclesiale, di fede, di condivisione con l’altro e di uscita da sé con l’obbiettivo che questa esperienza estiva si trasformi in uno stile di vita.
Il Campo Missionario inizierà domenica 16 luglio nel pomeriggio a Villa Alta del Prelato di Fano, dove ci sarà l’accoglienza di tutti partecipanti, il lancio del campo e la preparazione per la settimana che vede i giovani impegnati in cinque diverse parrocchie del territorio diocesano e non solo. Nelle giornate a seguire quindi, la carovana dei giovani missionari a bordo di pulmini si sposterà in cinque parrocchie diverse per vivere insieme alla comunità che accoglie tre momenti che caratterizzano ogni giornata del campo: il lavoro, la formazione e la festa.
Il lavoro, che inizia alle ore 9,00 della mattina con l’arrivo nella parrocchia, consiste nella raccolta casa per casa di generi alimentari (da destinare poi alla Caritas parrocchiale) a favore dei più bisognosi del territorio.
La formazione missionaria pomeridiana sarà guidata da padre Raoul Edenan, Missionario Comboniano che, seguendo il tema “C’è fretta nell’aria” della Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Lisbona ad agosto, aiuterà i giovani partecipanti a sentire la stessa fretta che Maria ha di incontrare la cugina Elisabetta. Maria dopo l’annunciazione non si concentra su sé stessa, ma pensa ad aiutare Elisabetta, si alza e si mette in movimento, fiduciosa dei piani di Dio. Ed è proprio per questo che la Madre del Signore diventa il nostro modello, e di qualsiasi giovane in movimento, in esodo verso gli altri, in proiezione verso l’esterno.
La festa serale invece sarà un’occasione per ringraziare la comunità parrocchiale che ha accolto i giovani del campo attraverso canti, testimonianze, giochi, scenette e balli.
Il Campo Missionario terminerà sabato 22 luglio con le conclusioni e il mandato missionario ai giovani partecipanti a Villa Alta del Prelato di Fano.

Le parrocchie che quest’anno saranno visitate sono:
LUNEDI’ 17 LUGLIO: Parrocchia dell’Arcidiocesi di Pesaro (in corso di definizione)
MARTEDI’ 18 LUGLIO: Parrocchia San Paolo apostolo – Vallato di Fano
MERCOLEDI’ 19 LUGLIO: Parrocchia di Apecchio
GIOVEDI’20 LUGLIO: Parrocchie di Montefelcino-Sterpeti
VENERDI’ 21 LUGLIO: Parrocchia di Lucrezia

Per iscriversi occorre compilare il seguente modulo: bit.ly/cmdcampo2023
Le iscrizioni sono aperte per tutti i giovani della Diocesi dai 16 anni in su e si chiuderanno al raggiungimento del numero massimo di partecipanti.
Per altre informazioni su iscrizioni o ulteriori chiarimenti contattateci tramite i nostri canali social @cmdfano o contattare i direttori del campo Sebastiano Lucarelli e Aurora Secchiaroli.
MM

Vedere, toccare incontrare a Castel Volturno

Ripubblichiamo dal sito del cmd di Fano l’articolo del segretario Filippo Bargnesi sulla bella esperienza compiuta durante le vacanze invernali da un gruppo di giovani della diocesi

iUn litorale di 27 km lungo cui corre l’antica via Domiziana in direzione di Napoli, questa è Castel Volturno. Negli anni ’60 meta di vacanze della facoltosa borghesia del centro-sud Italia e ora casa di più di diecimila migranti, soprattutto nigeriani e ghanesi: una piccola Africa che vive in questo pezzo di Italia sin dagli anni Ottanta mentre molti dei loro figli sono nati in Italia e hanno sempre vissuto in Italia, ma per una intricata burocrazia, spesso non italiani. Una realtà molto complessa, dove tuttora giungono molti migranti e in cui la voglia di integrazione e riscatto di tanti giovani si scontra con la malavita locale, la quale trae enormi profitti dallo sfruttamento del lavoro nero, dal traffico di droga e dalla prostituzione.

Dal 27 al 29 dicembre un gruppo di dieci giovani animatori del Centro Missionario della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli e Pergola ha deciso di salire in macchina e recarsi proprio a Castel Volturno, dove una piccola comunità di Missionari Comboniani cammina insieme a queste persone, cercando di accompagnarli nel difficile percorso di integrazione e accoglienza. Sotto la guida di padre Daniele Moschetti e padre Filippo Ivardi, i ragazzi del Centro Missionario hanno vissuto alcuni giorni in una realtà ricca di testimonianza evangelica. Prima di tutto c’è stato il vedere: un lungo pomeriggio passato tra i luoghi significativi di Castel Volturno, come per esempio la strada dove nel 2008 sono stati assassinati dalla camorra sette migranti ghanesi, un gesto dimostrativo da parte della malavita locale; oppure la frazione di Destra Volturno dove giornalmente i missionari lavorano per l’integrazione delle comunità locali (92 nazionalità si contano nell’area) con corsi di italiano e doposcuola. Vedere e toccare quindi, camminando in un paese fatto spesso di scheletri di edifici e degrado, dove regna l’abusivismo spesso associato al riciclaggio, e dove tanti migranti hanno trovato alloggio anche grazie ai bassi prezzi che riescono a spuntare sugli affitti, accessibili anche alle loro misere paghe da braccianti agricoli in nero, senza nessun tipo di contratto e tutela, e per vivere in case senza alcun servizio essenziale.

Poi c’è stato l’incontro: testimonianze forti di coraggio. Appiah, partito ancora minorenne dal Ghana, ha attraversato il deserto con quarantanove compagni: solo in cinque sono riusciti a raggiungere la Libia, gli altri dispersi nel deserto. Poi le carceri libiche, la fuga, il lavoro nero nei cantieri edili libici e l’attraversamento del mare, perché non aveva scelta, riattraversare il deserto impossibile, nessun documento: o il mare o di nuovo le carceri libiche. Senza saper nuotare, tre giorni a bordo di un gommone, per diverse migliaia di euro, accantonate con fatica. Ora fa il mediatore culturale per l’Associazione Black&White dei Missionari Comboniani a Castel Volturno, ma vorrebbe che nessuno mai più affrontasse quello che lui ha dovuto affrontare. Blessing invece è partita dalla Nigeria, le avevano promesso un lavoro, e il lavoro era la strada, ma lei non lo sapeva.
E’ riuscita a scappare ma tante come lei non ce l’hanno fatta. Ora ha due figli, e anche lei vorrebbe che storie come la sua non si dovessero più raccontare. La domanda forte è stata ‘perché?’, non tanto perché succede questo o non solo, ma perché tanti giovani nel mondo hanno la possibilità di viaggiare, cercare opportunità e vivere le loro esperienze di vita, mentre altri giovani non possono uscire dai loro paesi se non attraverso la fuga, andando incontro ad esperienze terribili, e spesso la morte.

Ma anche testimonianze di luce in una terra martoriata. Alfonso, giovane professore, che dedica il suo tempo libero andando sulla strada ad incontrare le prostitute, per soccorrerle nei loro bisogni essenziali e cercando di liberarle dalla schiavitù dei loro padroni, un mercato che purtroppo non conosce crisi, spesso gestito dalla malavita locale. E infine l’incontro con la figura di Don Peppe Diana, sacerdote ucciso dalla camorra per il suo schierarsi a favore della giustizia senza compromessi, che ha ricordato come il dramma dei migranti si inserisce in una terra con un passato difficile non ancora superato. Così, nell’ultimo giorno, nella parrocchia di San Nicola a Casal di Principe, i ragazzi del Centro Missionario hanno potuto incontrare don Franco, successore di Don Peppe, e Augusto, testimone oculare dell’omicidio, che hanno raccontato uno spaccato di quegli anni fatti di sangue e violenza, silenzio e omertà. Hanno ricordato il coraggio di Don Peppe e la fatica di vivere in un contesto dove anche una parte della Chiesa si nascondeva, cercando di non compromettersi, senza denunciare apertamente quello che stava accadendo, ma non Don Peppe, e per questo ha pagato con la vita.

Dopo questi incontri, queste testimonianze, non può che restare dentro una scelta di impegno, una scelta per la giustizia, una scelta di parlare apertamente contro ogni potere inqualche modo legittimato o illecito che operi contro la dignità umana.

Filippo Bargnesi
segretario CMD Fano

“Vedere, toccare, incontrare” a Castel Volturno – Il racconto del segretario Filippo Bargnesi

Natale…il momento dell’accoglienza

Tra qualche giorno, qui a Loreto, come da voi, sarà Natale. Vivremo, ancora una volta, la gioia di vedere Dio arrivare e nascere tra di noi. Tra pecore e pastori. Tra umili e potenti del mondo. Tra sofferenze e speranze degli uomini. Di milioni di migranti…

In verità, qui è già arrivato. Viene dall’Afganistan e dal Pakistan. Porta il nome di Muhammad, di Omer e Asad: tre giovani sui vent’anni. Con il loro sguardo dolce e impaurito, la loro timidezza, le incertezze e la loro grande forza interiore. Abitano a pochi passi da noi, da qualche mese sono diventati nostri vicini di casa. Al mattino, infagottati per il freddo, li vedi partire per prendere il bus e andare a Osimo, a 15 km. , alla scuola per stranieri, dove imparano la nostra lingua. Sognano di vivere qui per sempre. Di ricostruire la loro vita in Italia. L’altro giorno li abbiamo invitati a pranzo : una vera scoperta per loro. Ma soprattutto per noi : sentire così la loro storia, la perdita di papà e mamma per due di loro, il loro viaggio infinito, le ferite e le speranze, cucite ben strette sotto la loro pelle. Domenica scorsa, Asad, musulmano, 20 anni, ha voluto venire alla Messa con me. Alla fine, al microfono, se vedeste con che emozione enumerava lentamente i sette Paesi attraversati a piedi, per mesi, dall’Afganistan: Iran, Turchia, Grecia, Serbia, Bosnia… Camminando sempre di notte, per paura delle diverse polizie. Mentre agitava in aria sette dita, l’assemblea commossa gli faceva un bell’ applauso, come a un combattente per la libertà! In cuor mio dicevo: “Ma questo è proprio il Cristo che bussa alla nostra porta, al nostro cuore, con quelle parole di Vangelo: Ero straniero e mi avete accolto!” E ci supplica di uscire dalla nostra immensa indifferenza per il mondo e le sue tragedie…

Qualche volta portiamo loro dei lavoretti manuali, semplici da fare, nascondendovi sotto del cioccolato, dei dolci o qualche soldino… Li vedi, allora, mettersi all’opera tutti e tre insieme: in poco tempo la cosa è fatta ! A Natale, anche se musulmani, verranno in chiesa con noi. Alla fine, si presenteranno, faranno gli auguri con il loro italiano stentato, distribuendo dei regalini ad ognuno. Tutte le sere febbrilmente li stanno confezionando, aggiungendovi un augurio originale in pashtu, la loro lingua, quasi un saluto di nostalgia alla loro terra perduta.

Per la gente, stranamente, sarà come l’arrivo oggi dei Re Magi. Vengono da molto lontano. Inseguono una stella, una vita degna di essere vissuta. Si perdono come loro tra i meandri del cammino e delle sue interminabili sorprese. Aprono i loro tesori: la loro giovinezza, la sete di dignità, la loro voglia di vivere. Come i Magi, forse, scoprono l’accoglienza, il calore e la fraternità di Betlemme… in fondo, il vero miracolo di Dio ! Se dalla vostra tavola natalizia qualche briciola sarà per loro (o per qualche straniero che incontrate), allora questo miracolo sarete voi stessi a farlo. Tutti e tre vi diranno un «grazie di cuore». Christmas Mubarak! Buon Natale!

Fano: torna il ritiro invernale

FANO – Tornerà il 28 e il 29 dicembre  il ritiro invernale di formazione organizzato dal Centro Missionario della Diocesi in collaborazione con i missionari Comboniani di Pesaro.

Il 28 e 29 dicembre 2021 presso “Villa Baratoff” a Pesaro, i giovani che parteciperanno al ritiro saranno guidati da padre Giorgio Padovan della comunità comboniana di Pesaro, in un viaggio che li porterà ad una lettura popolare della Bibbia proprio come si fa nelle comunità di base brasiliane. Saranno non solo giorni per “stare insieme”, ma giorni per formarsi, pregare, condividere e sostare durante il periodo delle vacanze natalizie. I due giorni dal titolo “La Parola si fa vita” saranno inoltre un’occasione per programmare le  prossimi attività missionarie.

Il ritiro è aperto a tutti i giovani della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola dai 16 anni in su.
Si inizierà martedì 28 alle ore 9:30 e si terminerà mercoledì 29 nel tardo pomeriggio.

Per partecipare ai due giorni occorre iscriversi compilando il seguente modulo online: https://forms.gle/rcm2MvxRon5NBLUf9.
Sarà necessario il Green pass e il ricavato di questi giorni andrà a sostenere i nostri missionari.

Le iscrizioni si chiuderanno lunedì 20 dicembre.

Gli animatori del CMD di Fano

L’ultimo saluto a Padre Jean Pierre

Domenica 21 novembre nel monastero di Midelt in Marocco mentre la comunità monastica dei trappisti celebrava la Santa Messa nella solennità di Cristo Re si è spento in pace l’ultimo superstite della comunità dei martiri di Tibhirine martirizzati nel 1996. P. Jean Pierre 98 anni ha ricevuto il sacramento degli infermi all’inizio della Messa attorniato dai suoi confratelli e dopo circa 15 minuti mentre in chiesa si proclamava il vangelo. P. Jean Pierre uomo di pace e di dialogo è stato accolto dal Padre celeste nel suo regno. Lascia la testimonianza di una fede solida, di una speranza incarnata nella pazienza del dialogo e di un amore che non conosce barriere. Stimato e amato da tutti e venerato anche dai musulmani riposerà nel cimitero del monastero di Midelt. Chi lo ha conosciuto non potrà mai dimenticare la pace del suo volto, serenità che lo ha accompagnato sino all’ultimo momento e la sua morte è stato un vero addormentarsi in Dio . Dal cielo dove raggiunge i suoi confratelli di Tibhirine veglierà sulla sua comunità che prosegue la missione sua e dei confratelli uccisi in Algeria.

Padre Renato Zilio ricorda con affetto e commozione l’incontro con lui a Midelt:

A Midelt, su un altopiano secco e desertico nel cuore del Marocco. Sembra di entrare in una suggestiva casbah berbera, con le sue torri all’entrata a disegno geometrico e i suoi muri ocra, ma il bel nome scritto in grande la tradisce: Notre Dame de l’Atlas. Ha ripreso lo stesso nome del monastero di Tibhirine. Ora i monaci trappisti vivono qui. Il priore Jean-Pierre viene ad aprirmi, mo- strando sempre un fare gioviale e una bella disponibilità.
Entro nella cappella monastica, sobria, raccolta e con un che di mistico. Accovacciato ai piedi dell’altare trovo l’altro Jean-Pierre, ormai più che ottantenne. Ha gli occhi azzurri dell’Alsazia, l’unico sopravvissuto del famoso monastero in Algeria. Sta sistemando un vaso di rose, con una lentezza e una delicatezza tutte sue. Conto le corolle, sono sette. Come i suoi fratelli martiri. Nel frattempo passa rapido un giovane monaco, Geoffroy, e gli scivola un complimento: «Sono belle le tue rose!». Le coltiva lui stesso nel mezzo del chiostro, come una preghiera. E, quasi per una sua piccola mania, le raccoglie sette alla volta… come un inno alla vita.