Pellegrinaggio marchigiano con i migranti a Loreto

PELLEGRINAGGIO A LORETO CON I MIGRANTI
Il prossimo 9 ottobre riprenderà il “Pellegrinaggio regionale con i migranti a Loreto”, un appuntamento annuale interrotto a causa del covid.
L’invito a tutte le comunità è quello di avvicinare i migranti presenti nelle parrocchie, favorirne la partecipazione ed unirsi a loro nel pellegrinaggio.
La giornata prevede l’arrivo in piazza a Loreto alle ore 16:00.
Dopo un breve saluto, alle 16:30 ingresso in basilica e visita della Santa Casa.
Alle 17:00 Santa Messa e al termine un momento di festa insieme (pranzo al sacco).
Per gli aspetti organizzativi contattare Pierluigi Addari al 3387457188.
Il giorno successivo, 10 ottobre, alle ore 10:00 ritiro regionale dei sacerdoti, condotto dal cardinale Montenegro.
Lo stesso 10 ottobre, alle ore 21:00, incontro aperto a tutti con il cardinale Montenegro.

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Meno campane e più campanelli – Concluso il CMD 2022

le riflessioni conclusive del direttore del CMD di Fano sul Campo Missionario 2022

FANO – Non era scontato ripartire con il 42° Campo di Lavoro e Formazione Missionaria eppure i giovani missionari ci sono riusciti!
Trenta ragazzi e ragazze hanno solcato, nonostante le temperature proibitive, le strade della Diocesi toccando le parrocchie di S. Maria Goretti a Fano, S. Biagio a Cuccurano, San Costanzo e Cerasa e infine Cagli. Come sempre la mattina sono stati impegnati nella raccolta di generi di prima necessità devoluti alle rispettive Caritas parrocchiali, il pomeriggio si sono soffermati a riflettere sul tema “Missione: vivere per dono” grazie all’aiuto e alle testimonianze di vita di p. Giorgio Padovan e p. Mario Fugazza, (missionari Comboniani), di alcuni seminaristi e degli animatori, per concludere poi ogni sera con una festa di animazione missionaria nelle piazze delle varie parrocchie. “Chi sono mia madre e i miei fratelli? Chi ascolta la Parola e la mette in pratica sono per me fratello, sorella e madre”. Con queste parole è iniziata la prima riflessione sul tema e p. Giorgio ha sottolineato come tutti abbiamo un fratello che è Gesù, abbiamo un unico padre e 7 miliardi e mezzo di fratelli e sorelle, siamo dunque una famiglia numerosa! “L’idea di essere tutti fratelli è rivoluzionaria, se mettessimo in pratica questo ci sarebbe pace! – ha proseguito padre Giorgio –
Che bello sarebbe il mondo! Giovani, comunità famiglie coltiviamo questo sogno, l’altro è dono per me e noi siamo dono per gli altri, se prendessimo coscienza di questo allora ci sarà pace e vita in abbondanza”.
Durante il campo non ci siamo accontentati delle campane ma abbiamo voluto suonare i campanelli – hanno detto i giovani missionari – siamo Chiesa in uscita per portare un annuncio, un sorriso, il vangelo che è gioia. Dio ci chiama ad uscire dalla massa per riconoscerlo negli altri, ci chiama per un progetto: la vocazione ad essere Missionari. Se ti senti guardato da Dio non puoi fare finta di niente. Quella voce che ci chiama ci rende capaci di scoccare la freccia verso la direzione giusta. Riempiamo di un profumo giovane la vita e il mondo. Nella missione, nel vangelo noi ci crediamo! Spesso incontriamo sofferenze nelle persone vicine, noi siamo chiamati a guarirle con l’ascolto, con la vicinanza, con la condivisione.
“Voi siete il volto giovane della nostra Chiesa siete dono – ha concluso p. Giorgio in una delle omelie delle S.Messe celebrate ogni giorno con i giovani – siete eucarestia, pane spezzato per l’altro. Lo scambio di doni è Vangelo, questo campo è uno stile che deve diventare vita quotidiana. Meno campane dunque e più campanelli per ascoltare, per incontrarci, per guarire, per essere dono per l’altro. Un altra bella testimonianza infine è giunta da padre Mario Fugazza che ha raccontato la sua iniziale esperienza missionaria in Uganda, un paese martoriato da guerre e violenza. “Anche i missionari hanno paura – ha detto p. Mario – il Signore mi ha chiamato, ero distratto volevo rimanere nella mia confort zone ma poi a 27 anni sono partito con le mie paure e le mie ansie. Arrivo in missione il martedì e la domenica a cena scoppia una bomba a mano nel cortile. Poi raffiche di mitra e alcuni malviventi sono entrati in casa e hanno sparato. Violenze e attacchi sono stati lo strascico del colpo di stato in quel Paese. Ho dovuto affrontare le mie paure, ho dovuto incontrare bande armate che hanno ucciso il mio autista e una bambina di sei anni. Sono rimasto in Uganda 10 anni. Cosa fare quindi ? Occorre lasciarsi accogliere dai poveri che, se possono donarsi sono i più felici del mondo. Essere missionari è uscire e buttarsi nel progetto di Dio senza paure.

Un grande lavoro è stato fatto in primis dalle parrocchie che hanno accolto i giovani missionari, che hanno sensibilizzato le proprie comunità e hanno risposto con generosità all’appello per sostenere le Caritas. Fondamentale inoltre il lavoro degli animatori capitanati dal nostro seminarista Marco Rulli, dal segretario del Centro Missionario Filippo Bargnesi e delle direttrici del campo Laura Gai e Greta Cetrone che hanno coordinato ogni aspetto dell’edizione 2022 del Campo Missionario Diocesano.

Marco Gasparini


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ANCHE IL CENTRO MISSIONARIO DELLA DIOCESI DI FANO AL CO.MI.GI 2022

“La missione riparte dal futuro, la missione riparte da noi”

ROMA – Una delegazione della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola, in rappresentanza anche della regione Marche, ha partecipato da venerdì 22 aprile a lunedì 25 a Sacrofano di Roma al Convegno Missionario Giovani (CO.MI.GI) organizzato da Missio Italia.

L’incontro, iniziato con l’udienza privata con papa Francesco, è stata una grande opportunità di incontro, di scambio, di confronto per tanti giovani di tutta Italia impegnati nell’ambiente missionario. Il CO.MI.GI ha visto infatti la partecipazione di oltre 300 persone provenienti da tutta Italia e la presenza di molti missionari, missionarie e di tanti laici impegnati in diversi ambiti della società che in questi quattro giorni hanno avuto la possibilità di confrontarsi su diverse tematiche, conoscersi, scambiarsi idee e riflettere sullo status quo della missione alla luce di quanto si è vissuto in questi ultimi anni: pandemia, crisi, guerra, cambiamenti climatici e culturali con uno sguardo di ripartenza rivolto al futuro.

Significative per raccontare questi giorni sono state le parole del segretario Nazionale di Missio Giovani, Giovanni Rocca che si è rivolto così ai presenti durante l’ultima giornata.
“All’inizio di questo convegno papa Francesco ci ha donato i tre verbi che abbiamo meditato in questi giorni e ci ha chiesto di ripeterli: alzati, prenditi cura e mettiti in cammino, ossia testimonia, dillo con la tua vita. Ma anche noi abbiamo donato qualcosa al Santo Padre: il desiderio incontenibile di percorrere le vie del mondo annunciando il Vangelo”.

“Le nostre comunità hanno paura – ha proseguito Rocca – perché temono che correndo possiamo giungere tanto lontani da non tornare più. Ma noi abbiamo preso un impegno: se ci cercate ci troverete nelle periferie dell’umanità fragile e ferita”.

Il senso di questi quattro giorni di CO.MI.GI sta proprio in questo impegno, dice Rocca e confermano con il loro agire i ragazzi delle Diocesi accorsi per celebrare i 50 anni del Movimento Missionario Giovanile: “essere giovani missionari in mezzo agli ultimi, poveri tra i poveri; così come fa la Chiesa in cui crediamo. Che è povera, sfasciata, ma traboccante della ricchezza dell’incontro”.
E ancora, prosegue Giovanni Rocca: “possiamo dire che sia stato un convegno a donarci l’entusiasmo? No. Ma possiamo affermare con certezza che è stata la convivialità delle differenze a farlo: abbiamo colorato questo angolo di Chiesa di mille sfumature”. È vero, non è facile camminare in questa Chiesa: ‘sei giovane, che cosa ne sai tu?’ oppure, ‘si fa così e basta’, o peggio: ‘vieni, ti ascolto ma solo finché ciò che dirai mi piacerà. Non mi piace la tua musica, smettila di usare i social, ma che amici frequenti? Se sei un uomo non puoi amare un uomo’. Noi subiamo tutto questo ogni giorno” ha detto il Segretario di Missio Giovani.
“Eppure, ragazzi, è il momento di finirla: non dichiarando una guerra tra generazioni ma comprendendo la ragione di queste parole.
Guardate gli adulti: sono esseri umani fragili, feriti e impauriti. Tocca a noi fare un passo verso di loro. Tocca a noi dire: ‘mamma, papà, nonna, don, dico a te! Alzati!’ La missione riparte dal futuro, la missione riparte da noi”.

Michele Montanari

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Natale…il momento dell’accoglienza

Tra qualche giorno, qui a Loreto, come da voi, sarà Natale. Vivremo, ancora una volta, la gioia di vedere Dio arrivare e nascere tra di noi. Tra pecore e pastori. Tra umili e potenti del mondo. Tra sofferenze e speranze degli uomini. Di milioni di migranti…

In verità, qui è già arrivato. Viene dall’Afganistan e dal Pakistan. Porta il nome di Muhammad, di Omer e Asad: tre giovani sui vent’anni. Con il loro sguardo dolce e impaurito, la loro timidezza, le incertezze e la loro grande forza interiore. Abitano a pochi passi da noi, da qualche mese sono diventati nostri vicini di casa. Al mattino, infagottati per il freddo, li vedi partire per prendere il bus e andare a Osimo, a 15 km. , alla scuola per stranieri, dove imparano la nostra lingua. Sognano di vivere qui per sempre. Di ricostruire la loro vita in Italia. L’altro giorno li abbiamo invitati a pranzo : una vera scoperta per loro. Ma soprattutto per noi : sentire così la loro storia, la perdita di papà e mamma per due di loro, il loro viaggio infinito, le ferite e le speranze, cucite ben strette sotto la loro pelle. Domenica scorsa, Asad, musulmano, 20 anni, ha voluto venire alla Messa con me. Alla fine, al microfono, se vedeste con che emozione enumerava lentamente i sette Paesi attraversati a piedi, per mesi, dall’Afganistan: Iran, Turchia, Grecia, Serbia, Bosnia… Camminando sempre di notte, per paura delle diverse polizie. Mentre agitava in aria sette dita, l’assemblea commossa gli faceva un bell’ applauso, come a un combattente per la libertà! In cuor mio dicevo: “Ma questo è proprio il Cristo che bussa alla nostra porta, al nostro cuore, con quelle parole di Vangelo: Ero straniero e mi avete accolto!” E ci supplica di uscire dalla nostra immensa indifferenza per il mondo e le sue tragedie…

Qualche volta portiamo loro dei lavoretti manuali, semplici da fare, nascondendovi sotto del cioccolato, dei dolci o qualche soldino… Li vedi, allora, mettersi all’opera tutti e tre insieme: in poco tempo la cosa è fatta ! A Natale, anche se musulmani, verranno in chiesa con noi. Alla fine, si presenteranno, faranno gli auguri con il loro italiano stentato, distribuendo dei regalini ad ognuno. Tutte le sere febbrilmente li stanno confezionando, aggiungendovi un augurio originale in pashtu, la loro lingua, quasi un saluto di nostalgia alla loro terra perduta.

Per la gente, stranamente, sarà come l’arrivo oggi dei Re Magi. Vengono da molto lontano. Inseguono una stella, una vita degna di essere vissuta. Si perdono come loro tra i meandri del cammino e delle sue interminabili sorprese. Aprono i loro tesori: la loro giovinezza, la sete di dignità, la loro voglia di vivere. Come i Magi, forse, scoprono l’accoglienza, il calore e la fraternità di Betlemme… in fondo, il vero miracolo di Dio ! Se dalla vostra tavola natalizia qualche briciola sarà per loro (o per qualche straniero che incontrate), allora questo miracolo sarete voi stessi a farlo. Tutti e tre vi diranno un «grazie di cuore». Christmas Mubarak! Buon Natale!

Fano: torna il ritiro invernale

FANO – Tornerà il 28 e il 29 dicembre  il ritiro invernale di formazione organizzato dal Centro Missionario della Diocesi in collaborazione con i missionari Comboniani di Pesaro.

Il 28 e 29 dicembre 2021 presso “Villa Baratoff” a Pesaro, i giovani che parteciperanno al ritiro saranno guidati da padre Giorgio Padovan della comunità comboniana di Pesaro, in un viaggio che li porterà ad una lettura popolare della Bibbia proprio come si fa nelle comunità di base brasiliane. Saranno non solo giorni per “stare insieme”, ma giorni per formarsi, pregare, condividere e sostare durante il periodo delle vacanze natalizie. I due giorni dal titolo “La Parola si fa vita” saranno inoltre un’occasione per programmare le  prossimi attività missionarie.

Il ritiro è aperto a tutti i giovani della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola dai 16 anni in su.
Si inizierà martedì 28 alle ore 9:30 e si terminerà mercoledì 29 nel tardo pomeriggio.

Per partecipare ai due giorni occorre iscriversi compilando il seguente modulo online: https://forms.gle/rcm2MvxRon5NBLUf9.
Sarà necessario il Green pass e il ricavato di questi giorni andrà a sostenere i nostri missionari.

Le iscrizioni si chiuderanno lunedì 20 dicembre.

Gli animatori del CMD di Fano

L’ultimo saluto a Padre Jean Pierre

Domenica 21 novembre nel monastero di Midelt in Marocco mentre la comunità monastica dei trappisti celebrava la Santa Messa nella solennità di Cristo Re si è spento in pace l’ultimo superstite della comunità dei martiri di Tibhirine martirizzati nel 1996. P. Jean Pierre 98 anni ha ricevuto il sacramento degli infermi all’inizio della Messa attorniato dai suoi confratelli e dopo circa 15 minuti mentre in chiesa si proclamava il vangelo. P. Jean Pierre uomo di pace e di dialogo è stato accolto dal Padre celeste nel suo regno. Lascia la testimonianza di una fede solida, di una speranza incarnata nella pazienza del dialogo e di un amore che non conosce barriere. Stimato e amato da tutti e venerato anche dai musulmani riposerà nel cimitero del monastero di Midelt. Chi lo ha conosciuto non potrà mai dimenticare la pace del suo volto, serenità che lo ha accompagnato sino all’ultimo momento e la sua morte è stato un vero addormentarsi in Dio . Dal cielo dove raggiunge i suoi confratelli di Tibhirine veglierà sulla sua comunità che prosegue la missione sua e dei confratelli uccisi in Algeria.

Padre Renato Zilio ricorda con affetto e commozione l’incontro con lui a Midelt:

A Midelt, su un altopiano secco e desertico nel cuore del Marocco. Sembra di entrare in una suggestiva casbah berbera, con le sue torri all’entrata a disegno geometrico e i suoi muri ocra, ma il bel nome scritto in grande la tradisce: Notre Dame de l’Atlas. Ha ripreso lo stesso nome del monastero di Tibhirine. Ora i monaci trappisti vivono qui. Il priore Jean-Pierre viene ad aprirmi, mo- strando sempre un fare gioviale e una bella disponibilità.
Entro nella cappella monastica, sobria, raccolta e con un che di mistico. Accovacciato ai piedi dell’altare trovo l’altro Jean-Pierre, ormai più che ottantenne. Ha gli occhi azzurri dell’Alsazia, l’unico sopravvissuto del famoso monastero in Algeria. Sta sistemando un vaso di rose, con una lentezza e una delicatezza tutte sue. Conto le corolle, sono sette. Come i suoi fratelli martiri. Nel frattempo passa rapido un giovane monaco, Geoffroy, e gli scivola un complimento: «Sono belle le tue rose!». Le coltiva lui stesso nel mezzo del chiostro, come una preghiera. E, quasi per una sua piccola mania, le raccoglie sette alla volta… come un inno alla vita.

L’Etiopia al centro della crisi nel Corno d’Africa

Il CVM (Comunità Volontari per il Mondo) organizza un incontro sulla situazione in Etiopia. L’incontro si terrà domenica 28 novembre alle ore 15:00 a Porto San Giorgio, presso la Sala Imperatori.

Sarà possibile partecipare all’evento anche online tramite la piattaforma Zoom, previa iscrizione al link https://tinyurl.com/2w5jzt77

Scarica il pdf dell’incontro:

Macerata: scuola missionaria diocesana

Quest’anno il frutto della Scuola diocesana Missionaria non sono stati i viaggi e le visite alle diverse realtà missionarie con le quali siamo in contatto. Abbiamo però promosso esperienze di condivisione e vicinanza a delle realtà della nostra diocesi. Una di queste è stata la condivisione ed il servizio al Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza che ospita persone migranti e altre con diverse difficoltà.

L’apice di questa esperienza l’abbiamo vissuta con una cena insieme, assaggiando pasti di diverse tradizioni nazionali. Con alcuni di questi amici abbiamo anche visitato il Palazzo Buonaccorsi di Macerata che ospita il prestigioso Museo della Carrozza e tanti altri cimeli della storia del nostro territorio maceratese … anche questo crediamo possa aiutare ad una vera integrazione.

Un ringraziamento particolare va’ alla vicesindaco Francesca d’Alessandro per la visita a Palazzo Buonaccorsi in collaborazione con il Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza di Macerata

La conoscenza della storia e delle tradizioni locali rafforza l’incontro e l’integrazione!

Don Sergio Fraticelli

Fano – Campo Missionario Diocesano 2021

Dal 18 al 24 luglio si terrà il Campo Missionario Diocesano, organizzato dal Centro Missionario della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola in collaborazione con la Pastorale giovanile diocesana, la Caritas diocesana, l’Ufficio diocesano Migrantes, i missionari Comboniani e i missionari Saveriani, che quest’anno ha come tema “Tessitori di fraternità”. Anche quest’anno i partecipanti vivranno insieme i tre momenti tradizionali del campo: il lavoro, che sarà svolto la mattina, a Villa Bassa Prelato, la formazione accompagnati dai Missionari Comboniani con Padre Giorgio Padovan, ma non mancheranno nemmeno i Saveriani e la festa, la sera, sempre a Villa Bassa Prelato.

Abbiamo chiesto a Lorenzo Lazzeri e Sebastiano Lucarelli, entrambi della parrocchia di San Pio X, di raccontarci il motivo che li ha spinti a fare questa interessante e bella esperienza.

Lorenzo. “Ho deciso di partecipare al campo missionario perché ho vissuto quest’esperienza altre 2 volte e mi è piaciuta molto, soprattutto perché si vengono a creare una bella atmosfera e un bel legame tra tutti i partecipanti. Per una settimana si vive in una sorta di isola felice. Non è la prima volta che partecipo, ma quando  nel 2019 mi è stato chiesto se avessi voluto iniziare a frequentare il campo non ci ho pensato due volte. Nel prendere questa decisione mi ha aiutato molto l’aver ospitato il CMD nella nostra parrocchia e l’aver potuto assaporare per un giorno l’atmosfera del campo. Dall’esperienza di quest’anno mi aspetto ancora più entusiasmo e più voglia di fare da parte di tutti, viste le difficoltà che abbiamo vissuto durante quest’anno e mezzo. Questo campo sarà un piccolo ritorno alla normalità dopo quello dell’anno scorso che si è dovuto svolgere in modo diverso rispetto al solito. Tre cose che porterò nel mio zaino sono il libretto del campo, la maglietta del CMD e ovviamente tanta voglia di imparare cose nuove e di mettermi al servizio degli altri. Una cosa che non porterò sicuramente, invece, è il telefono; durante il campo non ce n’è bisogno, per due semplici motivi: si ha tutta la giornata impegnata in altro modo e “disintossicarsi” per una settimana non fa altro che bene”.

Sebastiano. “Ho deciso di partecipare al Campo perché negli scorsi anni ho avuto delle bellissime esperienze che mi hanno permesso di crescere e di avvicinarmi a realtà che non conoscevo o che mi erano distanti attraverso delle testimonianze molto interessanti e coinvolgenti.  In passato ho preso parte a due campi, il primo nel 2019 e il secondo nel corso 2020, entrambi i campi sono stati delle esperienze in cui mi sono divertito insieme tante splendide persone. Da questo campo mi aspetto un’esperienza che proprio come gli altri anni mi permetta di riflettere, di crescere attraverso diverse testimonianze e allo stesso tempo mi aspetto  anche di divertimi e di conoscere tante nuove persone. Nel mio zaino non mancheranno sicuramente la maglietta del campo, il libretto campo e tanto entusiasmo”.

Per maggiori informazioni e per il programma dettagliato scarica il pdf di seguito:

I nuovi missionari

Per qualche giorno sono ricoverato all’ospedale di Jesi, una modernissima struttura, fuori città, su una altura collinare. Tutt’attorno, vigneti del rinomato «verdicchio», – il bianco di Jesi dalle tonalità verde-limone – si distendono su e giù per i colli. Sono solamente da ammirare… perché gli ospiti qui all’ospedale sono trattati rigorosamente ad acqua!

Ma la vostra sorpresa più grande avviene nella hall di entrata. Centinaia di occhi dietro una mascherina chirurgica vi osservano… una maxi-foto, plastificata, enorme, che dal pavimento sale all’altissimo soffitto. Venne inaugurata nella tarda primavera 2020. «La pandemia Covid ha rivoluzionato ogni nostra modalità di contatto interpersonale, riscoprendo il linguaggio degli occhi» recita una didascalia, Sono, infatti, gli occhi del personale medico del Pronto soccorso e dei reparti Covid. Si è voluto immortalarli così. E sono i nostri nuovi missionari.

Seguono, poi, in questo immenso poster altre considerazioni. «Siamo rimasti colpiti dalla bellezza di alcuni sguardi, di solito neanche considerati» continua il testo. «Occhi scintillanti ad inizio turno, più opachi al termine, sempre vivi ed illuminati dall’entusiasmo di agire per il bene di chi spesso è terrorizzato da ciò che sta vivendo

E questo lo posso toccare in questi giorni con mano, personalmente. Questa tremenda emergenza è rimasta una sorprendente lezione: si è imparato a dare tutto se stessi. Disponibilità, vigilanza, qualità del contatto, amabilità e competenza sono rimaste come un’onda lunga nel DNA del personale dei reparti. «Se vuoi essere grande, sii intero!» raccomandava J. Pessoa, uno scrittore lusitano. Invito che si ritrova qui, vissuto tra le corsie, che un tempo erano vere trincee di combattimento.

Vi coglierà di sorpresa anche un’altro elemento. Questo suggestivo omaggio alle equipe mediche è stato offerto dalla comunità musulmana di Jesi, in particolare, dal Centro culturale islamico «Al Huda». Volendo, infatti, partecipare con un gesto allo sforzo inedito del mondo sanitario nell’emergenza Covid, si è pensato a una traccia di memoria all’entrata dell’ospedale. Con una dedica, sottostante: « La Comunità islamica si inchina con profonda riconoscenza per i sacrifici compiuti ».  Ecco la storia di una grande idea, per non dimenticare. «La memoria è un tesoro – ripeteva Cicerone – e il custode di tutte le cose». Sì, per non disperdere il valore della realtà, l’intensità di certi momenti vissuti. E la possibilità di legami che uniscono le esistenze. Come qui.

Ma la memoria – vi potrà commentare Saramago, premio Nobel di letteratura – è legata alla responsabilità. «Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo. Senza responsabilità, forse, non meritiamo di esistere ».

Proprio in quest’ospedale, infatti, si fa memoria della ammirevole responsabilità di un medico e microbiologo illustre, originario dei dintorni, Castelplanio. Volontario appassionato da giovane in  associazioni come Mani Tese, Unitalsi… si impegnò, poi, in attività che lo portavano ad operare in Africa e in Asia. Fu lo scopritore della famosa Sars, tremenda epidemia scoppiata nel 2002.

Scriveva di suo pugno nel diario, che teneva con sé: «Sono cresciuto inseguendo il miraggio di incarnare i sogni. Ho fatto dei miei sogni la mia vita e il mio lavoro». Il destino si incaricò di farne anche la sua morte. Vittima, lui stesso, infatti, un giorno della Sars. L’ospedale ne porta alto, con onore, il nome: Carlo Urbani. L’era dei missionari non è finita, per davvero!

Renato Zilio